Bologna al CINEMA!

Green Book e i film da non perdere nelle sale bolognesi.

Il Corriere - The Mule
di e con Clint Eastwood e con Bradley Cooper, Andy Garcia, Lawrence Fishburne.
Earl Stone (Clint Eastwood), reduce della guerra di Corea, ormai novantenne, lavora nell’orticultura. Abbandonato dalla moglie e dalla figlia, e prossimo alla bancarotta, accetta l’offerta di alcuni trafficanti messicani, che gli propongono in cambio di soldi di fare il corriere della droga per conto dei cartelli. Rimasto invischiato in un’attività criminale, cerca fino alla fine il perdono della moglie e della figlia.
Eastwood torna sul set, a dieci anni di distanza da Gran Torino, e già solo per questo The mule meriterebbe una visione. Un’altra ragione potrebbe risiedere in una regia classica, asciutta, pulita, lineare, che non spreca un’inquadratura e sa dirigere con maestria un cast di vecchie e nuove stelle. Un thriller di genere in cui Eastwood riflette come sempre sul sogno americano, sul mito della seconda opportunità e sul peso delle scelte individuali.
Da giovedì 7 febbraio

Remi
di Antoine Blossier con Daniel Auteuil, Maleaume Paquin, Virginie Ledoyen.
Il piccolo Remi (Maleaume Paquin/Jacques Perrin da adulto) vive in campagna con la madre, la signora Barberin (Ludivine Sagnier), e il padre Gerolamo (Jonathan Zaccai), che lavora come tagliapietre. Un giorno, in seguito a un incidente, Gerolamo è costretto a vendere Rosetta, una mucca cui Remi è particolarmente affezionato, e confessa al giovane di non essere il suo vero padre, ma di averlo trovato a Parigi, dove è intenzionato a riportarlo, non essendo più in grado di mantenerlo. Sarà Vitali (Daniel Auteuil), artista di strada che si esibisce con il cane Capi e la scimmietta Joli-Coeur, a comprarlo da Gerolamo e a sottrarlo dall’orfanotrofio, insegnandogli a leggere, scrivere e cantare in pubblico.
Basato sul classico della letteratura francese Senza famiglia, di Hector Malot, un itinerario di formazione, in cui la scoperta di sé e del proprio passato da parte del giovane protagonista passa dal trauma dell’abbandono e da una serie di menzogne e false piste che incontra lungo la strada. Regia classica, cura per costumi e scenografie, e una coppia di attori superlativa ne fanno un film adatto a adulti e bambini.
Da giovedì 7 febbraio

Green Book
di Peter Farrelly con Viggo Mortensen, Mahershala Ali, Linda Cardellini.
New York, 1962. L’amicizia tra il buttafuori Tony Vallelonga (Viggo Mortensen), un italoamericano generoso quanto ignorante e razzista, e il dottor Donald Shirley (Mahershala Ali), musicista afroamericano colto e raffinato che sta per partire per un tour negli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi: nel corso del viaggio dovranno affrontare i pregiudizi razziali del profondo Sud, e forse ognuno dei due imparerà qualcosa dall’altro. Ispirato alla storia vera del musicista Shirley e del suo temporaneo autista, Farrelly utilizza il tono leggero della commedia per raccontare le differenze di classe e i pregiudizi razziali, attraverso due personaggi agli antipodi che imparano progressivamente a conoscersi e a comprendere le ragioni dell’altro. Una curiosità: il Green Book era una guida per automobilisti afroamericani che potevano guidare solo in alcune strade e soggiornare nei locali a loro assegnati. Cinque nomination ai Golden Globe.

La Favorita
di Yorghos Lanthimos con Olivia Colman, Emma Stone, Rachel Weisz, Nicholas Hoult.
Inghilterra, 18° secolo. La regina Anna (Oliva Colman) è una donna cagionevole di salute e dal temperamento mutevole; a contendersi i suoi favori, la perfida Lady Sarah (Emma Stone), pronta a tutto pur di proseguire la guerra contro la Francia, anche a costo di raddoppiare le tasse sui sudditi del Regno, e Abigail Masham (Rachel Weisz), sua lontana parente, ma proveniente da una classe sociale più povera. Tra doppi giochi, colpi bassi e tradimenti si consumerà una lotta senza quartiere per conquistare il potere.
Il soggetto non è nuovo (i conflitti di classe e di genere, la lotta per il potere, l’ipocrisia della corte), e rimanda lontanamente alle Relazioni pericolose di Stephen Frears, ma Lanthimos e il suo fotografo Robbie Ryan non si risparmiano tra grandangoli, inquadrature dal basso e virtuosismi di macchina, creando uno spazio chiuso e claustrofobico, dove si muovono le protagoniste, interpretate da un trio di attrici eccezionali. Premio della giuria a Venezia e Coppa Volpi per Olivia Colman. Quattro nomination ai Golden Globe.

Creed II
di Steven Caple Jr con Sylvester Stallone, Dolph Lundgren, Michael B. Jordan.
Adonis Creed (Michael B. Jordan) si divide tra la famiglia e gli allenamenti, ma il suo passato è destinato a riemergere improvvisamente, e sarà costretto ad affrontarlo sul ring, aiutato dal suo inseparabile coach, Rocky Balboa (Sylvester Stallone).
Seguito del successo Creed – Nato per combattere, il sequel diretto da Steven Caple jr allarga le sue ambizioni, e sfrutta il brand di successo della saga per riflettere su temi più intimi, come la famiglia, la paura e il peso del passato. Su tutto, si staglia ancora una volta la figura imponente di Sylvester Stallone, sempre più a suo agio nel ruolo del vecchio coach saggio e disilluso.

Glass
di M. Night Shyamalan con James McAvoy, Bruce Willis, Samuel L. Jackson.
Uno scontro tra personalità eccentriche manovrate da una mente che nasconde numerosi segreti, importanti per la loro sopravvivenza.

Van Gogh - Sulla soglia dell’eternità
di Julian Schnabel con Willem Dafoe, Oscar Isaac, Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner.
La vita tormentata di Vincent Van Gogh (Willem Dafoe), il suo soggiorno ad Arles e il ricovero nella clinica psichiatrica, confortato solo dalle lettere di Gauguin (Oscar Isaac) e dalle visite del fratello Theo (Rupert Friend).
L’artista Julian Schnabel, che aveva già dedicato un biopic alla vita di Jean -Michel Basquiat, racconta la solitudine e l’isolamento del grande artista olandese, a contatto con le forze misteriose della natura e con una comunità che lo respinge. Impressionante la performance mimetica di Willem Dafoe, premiato giustamente con la Coppa Volpi a Venezia, e la fotografia di Benoit Delomme, capace di restituire i bagliori della luce e i colori della campagna francese.

Vice - L’uomo nell’ombra
di Adam McKay con Christian Bale, Amy Adams, Steve Carell.
La storia di Dick Cheney (Christian Bale), da operaio elettrico del rurale Wyoming a numero 2 dell’amministrazione di George Bush…
Adam McKay cerca di bissare il successo de La grande scommessa, raccontando, dopo gli abusi del potere economico e finanziario, quelli della politica e delle istituzioni, attraverso uno sguardo lucido e amaro sul sogno americano. Cast stellare, guidato da un Christian Bale in odore di statuetta. Sei nomination ai Golden Globes.

Capri-Revolution
di Mario Martone con Marianna Fontana, Antonio Folletto, Gianluca Di Gennaro.
Nel 1914, alcuni giovani provenienti dal Nord Europa sbarcano a Capri, dove fondano una comune ispirata ai valori del pacifismo e del naturismo. Nell’isola conoscono anche una giovane capraia, Lucia (Marianna Fontana), che vive con la famiglia. A contatto con loro, Lucia matura una nuova consapevolezza di sé, del proprio corpo e dei suoi doveri verso la Storia e la società, liberandosi dalle rigide convenzioni della famiglia patriarcale.
Ispirandosi liberamente alle vicende della comune che il pittore Karl Diefenbach fondò a Capri ai primi del Novecento, Mario Martone chiude idealmente la sua trilogia dedicata alla Storia con un film che riflette senza facili manicheismi sul rapporto tra la tradizione, la sessualità, il progresso sociale e scientifico, e il peso della Storia sui destini individuali, attraverso gli occhi sempre più coscienti della sua giovane protagonista. Presentato in concorso al Festival di Venezia.

Cold War
di Pawel Pawlikowski con Joanna Kulig, Tomasz Kot, Borys Szyc.
Nella Polonia degli anni Cinquanta, si incontrano la giovane Zula (Joanna Kulig), scelta per far parte di una compagnia di danze e canti popolari, e Wiktor (Tomasz Kot), il direttore del coro: nasce un grande amore, ma quando lui decide di sconfinare ad Ovest, a Parigi, lei non avrà il coraggio di seguirlo.
Ispirato alla vicenda dei suoi genitori alla cui memoria è dedicato il film, il premio Oscar Pawlikowski adotta ancora il bianco e nero come elemento di stilizzazione per raccontare la storia del suo paese, diviso tra marxismo di regime e cattolicesimo ortodosso, e le conseguenti barriere ideologiche e psicologiche che separano una coppia destinata a ritrovarsi solo nella dimensione artistica. Un capolavoro di regia e messinscena, premiato giustamente con la Palma per la Regia all’ultimo Festival di Cannes.

Santiago, Italia
di Nanni Moretti
Attraverso le parole dei protagonisti e i materiali d’epoca, Nanni Moretti racconta i mesi successivi al golpe cileno del 1973 guidato dal generale Pinochet, che pose fine al governo democratico di Allende, sottolineando il ruolo svolto dall’ambasciata italiana, che ospitò decine di migliaia di oppositori al regime, consentendogli di raggiungere l'Italia. Il documentario chiude il 1 dicembre il Torino Film Festival 2018.

Bohemian Rhapsody
di Bryan Singer con Rami Malek, Joseph Mazzello, Ben Hardy, Gwilym Lee, Allen Leech, Aaron McCusker.
La vita di Farrokh Bulsara, alias Freddie Mercury, il frontman di una delle band più influenti e significative di tutti i tempi: i Queen. La sceneggiatura, firmata da Anthony McCarten, ripercorre gli anni fondativi del gruppo, nato nel 1970, fino al celebre concerto “Live Aid” a Wembley, nel 1985. Non si parla invece della malattia e gli ultimi giorni di vita della grande rock-star, scomparsa nel 1991.
La GK Films è riuscita ad ottenere i diritti di alcune celebri hit dei Queen, da Bohemian Rhapsody, a We will rock you, fino a You’re my best friend e Fat Bottom Girls.

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